Le Orchidee ingannano gli insetti impollinatori


Le Orchidee ingannano gli insetti impollinatori
 09/02/2016 15:00

L’impollinazione nelle orchidee è opera esclusiva degli insetti (impollinazione entomofila). A seconda del genere però gli insetti interessati e soprattutto i meccanismi messi in atto dalle orchidee per attirarli, quasi sempre ingannandoli,  cambiano. Una moltitudine di sistemi ingegnosi si trovano fra le orchidee tropicali ma anche le nostre orchidee  usano stratagemmi molto interessanti. Le appartenenti al genere Cephalanthera,  sono delle “ingannatrici visuali” per i loro impollinatori. Mancando infatti di nettare contano sulla loro somiglianza con altri fiori nettariferi (Fabacee o Labiate) per attirare gli insetti. Se vengono visitate da insetti di dimensioni adeguate, principalmente imenotteri (grosse api solitarie), il poco spazio disponibile  fra ginostenio e ipochilo obbliga  gli insetti, quando si ritirano, a strusciare con il torace sullo stimma viscoso; l’antera proietta i pollinodi sul dorso viscoso dell’insetto che possono entrare in contatto con lo stimma del successivo fiore visitato dall’insetto. Questi fiori mancano della raffinatezza nei meccanismi di attrazione degli insetti, tipica di altri generi, e quindi la maggior parte delle Cephalanthera fruttificano poco e si propagano principalmente per via vegetativa. Qual’è invece il meccanismo che permette alle Serapias, sprovviste anche loro di nettare di attirare gli impollinatori? All’interno dello stretto “tubo” formato dall’ipochilo concavo e dal casco (unione di petali e sepali) la temperatura è di 1-3 °C più alta che all’esterno. Un gran numero di specie diverse di imenotteri (api e vespe solitarie) sono state osservate soggiornare all’interno di questi fiori durante un temporale, una giornata fredda o una notte. Se le dimensioni sono adatte la loro testa viene a contatto con i pollinodi e questi vi restano attaccati fino al momento di visitare un altro fiore operando l’impollinazione. I fiori della Spiranthes spiralis sono impollinati da insetti, generalmente apidi o ditteri, secondo un meccanismo assai evoluto che favorisce efficaciemente la fecondazione incrociata. I fiori freschi hanno il perianzio (insieme di petali e sepali) così stretto attorno al ginostenio che l’insetto può difficilmente raggiungere il nettare alla base del labello; durante questi tentativi urta il rostello e riceve i pollinodi. Dopo il prelievo dei pollinodi il rostello si raddrizza lentamente, il labello si divarica e si apre l’accesso allo stimma. L’insetto, carico di pollinodi, visita un’altra spiga, cominciando dai fiori inferiori che sono i primi a sbocciare, e se questi sono stati già visitati può raggiungere il nettare e i pollinodi che porta vengono a contatto con lo stimma; l’insetto sale ancora lungo l’infiorescenza, trova fiori freschi di cui non può raggiungere il nettare e si carica di nuovi pollinodi che porterà sui fiori di un’altra pianta. Nel genere Orchis i modi di attrazione degli insetti sono diversi ed ancora poco conosciuti. Nel gruppo di O. coriophora i fiori sono odorosi (emanano un fortissimo odore di vaniglia) e abbondantemente provvisti di nettare e vengono visitati da un gran numero di insetti alla ricerca di cibo; tutte le altre Orchis o non hanno nettare o non lo rendono disponibile per gli insetti. O. morio ed O. mascula prive di nettare hanno fiori con una forma che ricorda quelli con nettare (sperone, superficie di atterraggio, macule) delle labiate e delle papilionacee e i giovani insetti inesperti le visitano impollinandole. O. ustulata ha evoluto un meccanismo di impollinazione altamente specifico che coinvolge un grosso dittero. Questo è attirato dal colore del casco e si posa testa in basso sul bocciolo più in alto nella spiga fiorale e poi tramite peli sensori sensibili al nettare esplora i fiori venendo a contatto con i ciuffi papillosi  presenti sul labello appena sbocciato. Tutto questo sembra scatenare una reazione nell’insetto che divarica il casco, spinge il suo apparato boccale verso lo sperone dove tutta la struttura è perfettamente adattata ai suoi pezzi boccali e importa i pollinodi. Nonostante lo sperone non produca mai nettare l’insetto continua la visita degli altri fiori. O. ustulata è così adattata a questo insetto che non attira nessun’altra specie. In O. militaris si ha un processo analogo solo che i ciuffi presenti sul labello stimolano delle setole addominali di api e calabroni che si posano con la testa diretta verso l’interno del labello. Il genere Ophrys è però sicuramente quello più evoluto, specializzato ed adattato. A volte la specializzazione è così estrema che ad essere attirata è una sola specie di insetto. Tutte le Ophrys vengono impollinate da insetti, più precisamente dai maschi, che attirano con inganni sessuali mimando stimoli olfattivi (feromoni), visuali e tattili usati dalle femmine della loro specie; l’inganno è tanto perfetto, i maschi tentano di accoppiarsi con il labello dell’orchidea (pseudocopula). Generalmente una specie di Ophrys attrae una o al più due specie di insetti diversi. Gli insetti maschi giovani che compaiono alcuni giorni prima delle femmine pattugliano incessantemente il territorio alla ricerca di femmine non fecondate che segnalano la loro presenza tramite feromoni. Si è scoperto che almeno cento sostanze odorose diverse vengono prodotte dalle Ophrys e sebbene nessuna sia un feromone stimolano comunque i maschi alla pseudocopula. Per quanto riguarda gli stimoli visuali si può dire che in alcune specie sono importanti mentre in altre sono secondari rispetto a quelli odorosi. Gli stimoli tattili entrano in gioco una volta che l’insetto è atterrato sul labello. Il più importante fra questi è l’orientamento dei peli del labello che mima quello dei peli sul torace della femmina. Nelle Pseudophrys l’insetto, che atterra con la testa verso la cavità stigmatica, toccando i peli si rigira, inizia la pseudocopula e i pollinodi si attaccano al suo addome. Nelle Euophrys l’orientamento dei peli fa sì che il maschio atterrato con la testa verso la cavità stigmatica inizi subito la pseudocopula portando quindi i pollinodi sul capo.Una pseudocopula può durare da qualche secondo fino ad un quarto d’ora ed in questo periodo i pollinodi si attaccano al maschio. Generalmente dopo alcune pseudocopule i maschi diventano più smaliziati e cadono più difficilmente nel tranello dell’orchidea ma nel frattempo hanno già svolto il loro compito impollinando diversi individui.

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